Narrativa

Gli ultimi ragazzi del secolo

Alessandro Bertante

Dicono che nei Balcani i secoli non si succedono uno dietro l'altro ma coesistono in un flusso senza interruzione. Fra queste montagne resistono maledizioni eterne, conflitti mai risolti, rancori ancestrali.
224 pagine
Disponibile anche: eBook

"Gli ultimi ragazzi del secolo" è il nuovo romanzo di Alessandro Bertante.
Luglio 1996. Un viaggio estivo in Croazia porta il protagonista, insieme a un amico, fino a Mostar e a Sarajevo per toccare con mano i segni di una guerra non ancora finita. Attraversando con una Panda le montagne bosniache, Bertante racconta le devastazioni e le paure del conflitto balcanico. Durante questo avventuroso viaggio, il narratore si mette a nudo con coraggio, raccontando la sua generazione cresciuta negli anni Ottanta, un serpente che vediamo snodarsi attraverso le canzoni, i film, l'abbigliamento, la trasformazione di Milano, l'eplosione delle tv commerciali, la new wave e i centri sociali, fino alla mattanza delle droghe pesanti e alla tragedia dell'AIDS.
"Gli ultimi ragazzi del secolo" è un romanzo crudo e potente dove la memoria di un adolescente randagio e ribelle si fonde con la dolorosa presa di coscienza di un giovane uomo di fronte al dramma della Storia.

Dicono del libro

Come alla fine di una cavalcata tumultuosa, "Gli ultimi ragazzi del secolo" infonde energie ripescate in un tempo che fu. Michele Lauro, Panorama.it Smorzando le colorature epiche e le liriche delle sue prove precedenti, Bertante ha trovato un ritmo duttile senza strappi né scarti, un timbro omogeneo, una maturità stilistica che fa da icona e sostituto a una maturità umana che non trova se non amare, appunto, le parole per dirsi e per dire dell'ingannevole prossimità del mondo, sempre a portata di mano se non fosse per quel centimetro beffardo che te lo fa mancare ogni volta. I paesaggi sono vividi, i gesti e i discorsi sempre convincenti. Maturo non è chi subisce ma chi padroneggia la realtà come Bertante orchestra le sue frasi. Daniele Giglioli, La Lettura - Corriere della Sera È un raccontarsi aspro che non genera empatia nel lettore, è una visione della nostra storia che può farci sentire fuori sintonia se non, talvolta, in radicale disaccordo... ma queste sono la purezza e la radicalità necessarie alla scrittura, ed è giusto così. Piersandro Pallavicini, Tuttolibri - La Stampa Impietoso, il romanzo fa perno sulla consapevolezza del fallimento di una generazione mancata e sopravvissuta, a cui resta solo la fedeltà alla propria condizione di irriducibili, desiderosi di vivere lo stupore e di andare comunque controcorrente. Graziella Pulce, Alias - Il Manifesto Un viaggio che percorre tra le macerie il momento di chiusura di un'epoca, mentre in parallelo l'autore nato nel 1969 racconta la sua formazione negli anni Ottanta milanesi seguendo un tono preciso: "il mio animo è melanconico e vendicativo": Alessandro Beretta, Corriere della Sera - ed. Milano Una volta Roland Barthes scrisse della differenza tra lo storico e il romanziere: lo storico sorvola in mongolfiera il paesaggio della storia, il romanziere lo attraversa a piedi o a cavallo. Così noi vediamo questa lunga passeggiata metropolitana tra Milano e Sarajevo di questo giovane in cerca di leggenda e che approderà al finisterre che avrebbe da lì a poco inaugurato un’altra epoca: quella dell’economia globale dei destini individuali che non ci sono più. Mario De Santis
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  • Editore: Giunti
  • Collana: Scrittori Giunti
  • Copertina: Brossura con bandelle
  • Dimensione: 14x21.5cm
  • Lingua: Italiano
  • ISBN - EAN: 9788809815452
  • Data di pubblicazione: 2016
  • Prima edizione: gennaio 2016
L'autore
Alessandro Bertante Alessandro Bertante

Alessandro Bertante è nato ad Alessandria nel 1969 e vive a Milano. Ha pubblicato i romanzi: Al Diavul (Marsilio, 2008; premio Chianti), Nina dei lupi (Marsilio, 2011; premio Rieti), La magnifica orda (Il Saggiatore, 2012) e Estate crudele (Rizzoli...

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