Carlo Alberto Marchi, il giornalista protagonista dei gialli di Gigi Paoli

Un giornalista di cronaca giudiziaria dalla vita privata complicata, coraggioso e poco amante delle imposizioni. Sensibile, spiritoso e auto ironico, con quel senso dell’umorismo tipico di chi viene da Firenze, la magnifica e misteriosa città che fa da sfondo ai alle sue indagini giornalistiche:  è Carlo Alberto Marchi, il protagonista di quattro romanzi gialli nati dalla penna di Gigi Paoli, guarda caso anche lui un giornalista fiorentino. 

I libri precedenti, hanno riscosso un grande successo. Il primo è Il rumore della pioggia dove si incontra per la prima volta il simpatico giornalista alle prese con l’omicidio di un anziano antiquario; ne Il respiro delle anime, secondo volume della serie, Carlo Alberto indagherà su una serie di morti sospette, infine ne La fragilità degli angeli la storia si dipana a partire dalla sparizione di un bambino di soli quattro anni. Sono stati proposti anche in un volume che li racchiude tutti e tre: I misteri di Firenze.

Ora esce il quarto romanzo, Il giorno del sacrificio, nel quale il Marchi segue per il suo giornale un caso molto complesso, e lo vediamo impengato in una indagine ricca di azione e di suspense in cui metterà in pericolo la sua stessa vita. Ne abbiamo parlato con il suo autore.

Una trama ad alta tensione, dunque…
Il libro è strutturato come un vero e proprio countdown: la storia prende le mosse da un efferato attentato terroristico all’università di Firenze, e dalla minaccia di un nuovo attacco che avverrà nel giorno del Sacrificio, una delle feste più nobili e importanti della tradizione religiosa musulmana. Resta una sola settimana per fermare la strage preannunciata…
Si sa dunque che sta per succedere qualcosa, ma non si sa cosa. A questa indagine, parteciperanno oltre a Marchi, un magistrato di “Gotham City”, il nuovo palazzo di Giustizia di Firenze, e naturalmente polizia e carabinieri… 

Come mai hai deciso di trattare un tema delicato come quello del terrorismo islamico?
Oggi non se ne parla più tanto, perché l’emergenza Covid ha monopolizzato l’attenzione di tutti noi, ma il tema del terrorismo di matrice islamica è senz’altro uno dei problemi più gravi della nostra storia recentissima. Inoltre, volevo ricordare una tragedia avvenuta non poi così tanto tempo fa e non lontano da noi: la guerra nei Balcani. Parte della storia infatti è rappresentata da un flashback che ci riporta in Bosnia ai tempi della strage di Srebenica, nel 1995. 

In questo libro, nonostante la trama incalzante, ci sarà modo di ritrovare il mondo di Carlo Alberto?
Certo, c’è tutto il suo mondo, le sue difficoltà personali con la figlia Donata ormai adolescente e sempre più complessa, tanto più che Carlo Alberto è un padre single, e quelle sentimentali, mai semplici per il mio protagonista. Poi c’è il giornale, con il solito direttore che mette i bastoni fra le ruote e con l’Artista, amico e collega, e soprattutto i tanti personaggi, magistrati, avvocati e impiegati del Nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze, che ho soprannominato tanti anni fa Gotham City per il suo aspetto imponente e vagamente sinistro.  

Sii sincero, Gigi, ma quanto ti assomiglia Carlo Alberto?
Faccio il giornalista e quindi preferisco scrivere di qualcosa che conosco bene. Se fossi stato Margherita Hack avrei probabilmente scelto come protagonista un’astrofisica... Invece, da giornalista, ho cercato di portare nei miei romanzi le mie esperienze, il mio approccio al lavoro, le mie curiosità e il modo di rapportarmi con i colleghi e con i magistrati. 
Intendiamoci, a differenza di Carlo Alberto, non mi è mai capitato di contribuire in modo così decisivo a un’indagine di polizia o della magistratura. Ma, essendomi occupato per circa quindici anni di cronaca giudiziaria, ho sperimentato personalmente quel rapporto di fiducia, specie con i magistrati, che mi ha permesso di avere informazioni riservate in modo da svolgere al meglio il mio lavoro, proprio come succede al mio alter ego letterario.

Ma qualcuno si è mai riconosciuto nei personaggi dei suoi libri?
Come no! Intanto quasi tutti i magistrati di cui scrivo. Ti racconto un aneddoto: il magistrato che compare nel primo libro, Il rumore della pioggia, con i capelli ricci e le scarpe da ginnastica sotto la toga, lo conosco molto bene. Qualche giorno prima dell’uscita del libro lo avvisai che si sarebbe ritrovato descritto nel mio libro e per fortunail suo personaggio gli piacque, altrimenti - mi minacciò scherzando - avrei rischiato il sequestro dei volumi in tutta la provincia di Firenze… Quella volta ci siamo fatti una risata, ma certo la maggior parte dei personaggi di cui parlo sono ispirati a persone che fanno parte della mia vita… nel bene e nel male.

Marchi continuerà a indagare? 
Beh, ai lettori finora i miei romanzi sono piaciuti, e molti mi scrivono parlando del mio personaggio come se fosse una persona in carne e ossa: questo mi dà la voglia di continuare. Ho anche già un paio di idee per il prossimo libro!

Nell’attesa, godiamoci il nuovo romanzo o, se non abbiamo ancora fatto conoscenza con il mondo di Carlo Alberto Marchi, andiamoci a recuperare i precedenti volumi della serie.