Humor. La parola a Giulio D'Antona, curatore dell'antologia.

Humor. La parola a Giulio D'Antona, curatore dell'antologia.

Humor, è un'antologia salvavita, un blister di 8 interventi umoristici edito da Bompiani e curato da Giulio D'Antona, scrittore, giornalista, traduttore e produttore.

 

D'Antona ha messo insieme un coro composto da otto voci, otto tra i  comici più divertenti del panorama italiano e li ha trasformati in "principi attivi". Perché Humor è una medicina, con controindicazioni ed effetti indesiderati gravi o gravissimi come la risata irresistibile o l’attitudine a prendere la vita con leggerezza

A cosa serve? Serve a curare molti dei mali che affliggono un po' tutti noi: tristezza, ansia, stress, noia, male di vivere per citarne solo alcuni.

 

Ne abbiamo parlato con D'Antona, che ci ha spiegato come funziona questo libro e perché leggerlo può giovare alla nostra salute.

 

Humor si presenta ai lettori con un "bugiardino" con diverse avvertenze. Cosa devono temere i lettori di questo libro?

 

Da temere non hanno nulla, davvero, se non di non ridere. Spero si tratti di un libro con proprietà terapeutiche, piuttosto, che possa aiutare i suoi lettori non solo attraverso la risata, ma con gli esempi tragicomici degli autori.

 

Hai riunito un gruppo di comici di prim’ordine, quelli che nel libro sono presentati come “principi attivi” (Lia Celi, Francesco De Carlo, Walter Fontana, Chiara Galeazzi, Michela Giraud, Maurizio Milani, Saverio Raimondo e Paolo Rossi). Hai escogitato una formula chimica per metterli insieme o hanno risposto a un call for?

 

Speravo fosse un libro di letteratura umoristica, e non di sola comicità. Volevo persone che sapessero fare letteratura: le ho cercate, conoscendole, e penso di averle trovate.

 

Parli di letteratura? È una geniale provocazione o si può fare buona letteratura strappando una risata?

 

La letteratura umoristica è un pilastro della cultura mondiale: cosa ne sarebbe stato della letteratura se non ci fossero stati J. K. Jerome, Billy Wilder, Beppe Viola, Etgar Keret, Shalom Auslander, David Sedaris, Mark Twain, Susan Shapiro, Ennio Flaiano, tanto per elencarne a manciate senza un ordine preciso? Non è affatto una provocazione, tantomeno geniale, è proprio così: si tratta di letteratura umoristica.

 

I contributi degli autori di Humor creano una polifonia di voci umoristiche e stili. Quali sono i tratti comuni (se ce ne sono)?

 

L’unico tratto comune è l’istinto per la risata, che tutti loro condividono ed esprimono in maniere differenti.

 

L’umorismo può curare i mali del mondo? Meglio affidarsi agli esperti medici o agli sciamani della risata?

 

Meglio affidarsi ai medici per le cose serie, e ai comici per le cose comiche. A volte è una questione di risvolti.

 

 

Quando ti guardi attorno vedi tra i tuoi connazionali più una seriosità patologia (un prendersi troppo sul serio) o una inguaribile ilarità di fondo (un eccesso di leggerezza)?

 

Vedo una certa confusione tra ciò di cui si dovrebbe seriamente ridere e ciò che si dovrebbe davvero prendere sul serio. Si finisce sempre per accapigliarci attorno a cosa può far ridere e cosa non dovrebbe e ci si incastra invece che cercare soluzioni.

 

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